Gianni Saffioti                             

Presenta il suo libro " LA STORIA DI BAGNARA CALABRA  secondo....  "


Su concessione dell'autore pubblichiamo la sua presentazione del testo:

 

Sulla storia di Bagnara

La storia di Bagnara basa molta della sua importanza e verità sui documenti fino ad oggi ritrovati ed interpretati.

Il primo serio contributo ad una storia organica e ragionata sul nostro paese (dal periodo normanno fino a metà del settecento), ci perviene dalle ricerche di alcuni avvocati (Stefano Patrizi, Francesco Peccheneda, Giuseppe Pasquale Cirillo, il Sorge, il Picardi), impegnati tutti nella causa di regio padronato promossa dai frati dell’abbazia normanna verso la metà del settecento. Questi avvocati, che nelle loro ricerche vennero aiutati non poco dai nostri frati, rispolverano e commentano tutte le bolle pontificie, i diplomi  regi e i vari documenti che riescono a rinvenire, non solo nell’archivio dell’abbazia, ma anche al Laterano ed altrove. Forse senza neppure immaginarlo, e certo al di fuori di quelli che erano i loro specifici scopi, riescono in tal modo a tracciare le tappe fondamentali della nostra storia, dai lontani tempi normanni fino ai loro giorni.

Ma, sicuramente, il primo ad impostare una storia organica e razionale di Bagnara fu, poco più di un secolo appresso, il Cardone. Egli tratta della storia della sua città, dalle origini leggendarie e mitologiche, fino ai suoi giorni, in  particolare, come egli stesso afferma nella sua opera, fino al 1873. Come giustamente lo critica il Minasi, egli spesso e volentieri si perde seguendo le congetture in voga fra gli storici locali del tempo, e, in effetti, ad esempio allorché fa riferimento ai tempi che precedettero la conquista normanna, nel tentare una logica e ragionata interpretazione di fatti e congetture varie, ci offre delle interpretazioni talora niente affatto scientifiche, per non dire fantasiose.

L’opera del Cardone si rivela per noi fonte unica e preziosa allorché l’A., talora di sfuggita e quasi con una ponderata timidezza, traccia una breve cronistoria dei suoi tempi; mentre ad una valutazione più seria e razionale, la sua opera rivela sul piano storico non pochi limiti e mancanze, alcune delle quali (come sopra accennato), non sfuggono all’occhio attento del Minasi, il cui impegno, nello scrivere la storia della nostra abbazia, talora ci sembra superficiale se non addirittura occasionale.

Il Cardone fa tesoro della lezione degli avvocati del foro di Napoli e di poche altre fonti, ma nel tracciare le tappe fondamentali della nostra storia, non approfondisce affatto il periodo normanno – svevo, tratta di sfuggita l’avvento angioino - aragonese, ed altrettanto fa per quanto concerne l’ascesa dei Ruffo, e dunque nel complesso della sua opera ci lascia dei vistosi buchi neri. Nelle sue note bibliografiche fa svariati riferimenti alla Sicilia Sacra dell’abate Rocco Pirri, ma, in definitiva, dimostra di non averla letta con la dovuta attenzione e professionalità, ragion per cui tratta in maniera insufficiente e superficiale quello che viceversa costituisce uno dei capitoli più luminosi della nostra storia: il periodo normanno. D’altronde egli sembra ignori totalmente l’opera di Rosario Gregorio e quella del De Blasis, entrambi autorevoli studiosi del periodo normanno, e che saltuariamente non mancarono di fare acuti ed autorevoli rimandi ai documenti normanni concernenti la nostra chiesa. Ma va detto che neppure il Minasi tenne presente l’opera di tali studiosi, forse perché, nel giudicare il nostro Cardone, ritenendolo uno storico di gran lunga dilettante, è infastidito dal dovere scomodare più di tanto, in primo luogo egli stesso ed il suo sapere, e dunque quegli illustri studiosi. Questo per porre in rilievo il fatto che il Minasi, nel trattare la storia della nostra abbazia, purtroppo, sembra non offrire il meglio del suo sapere e delle qualità di ricercatore.

Dopo il Cardone e il Minasi, in vario modo e  misura, con l’affermarsi della diplomatica come scienza a se stante, e con il progredire degli studi sui normanni e le loro fondazioni, vediamo che, avanti nel tempo, ad offrirci lezioni critiche sui diplomi concernenti la chiesa di Bagnara, si aggiungono i nomi di non pochi validi studiosi, che non mancarono di tentarne una loro seria interpretazione storica. Ci riferiamo soprattutto agli studi di Carlo Alberto Garufi, di Lyn Towshend White, di Karl Andreas Keher, e via dicendo ( Raffaele Starabba, lo Spata, il Cusa...).

Ancora nel 1905 il canonico Francesco Macrì presentò un suo pro memoria sulla Regia Abadial Chiesa prendendo spunto dal libro del Cardone.

Nel 1914 il prof. Gerolamo Fiumanò pubblicò per l'archivio storico della Calabria (1 settembre 1914 fascicoli 3 e 4) “Monografia storica di Bagnara“, dove dibatte le sue tesi in maniera logica però molto astratta. E’ anche questa una scrittura che lascia molto riflettere il lettore ed invoglia ad investigare, a saperne di più.

La trascrizione di questi quattro testi  serve a confrontare le diversità di vedute tra i vari scrittori e le varie tendenze di pensiero.